PROTOCOLLO: Uno Strumento Di Potere
di Enrico Gargiulo - Elèuthera 2026
Se cercate il volto del potere contemporaneo, smettete di guardare ai grandi leader carismatici o alle iconografie classiche del comando. Il potere oggi non indossa corone, ma si nasconde dietro la neutralità rassicurante e asettica di un protocollo. Nel suo saggio “Protocollo: uno strumento di potere”, Enrico Gargiulo ci offre una lente d’ingrandimento spietata su quella che potremmo definire l’architettura silenziosa della nostra esistenza burocratizzata.
La Sovranità del “Foglio di Istruzioni”
La tesi centrale dell’opera è tanto semplice quanto inquietante: il protocollo è diventato il vero sovrano della modernità. Non è più un semplice strumento tecnico per ottimizzare i processi, ma un dispositivo ontologico che stabilisce cosa è reale e cosa non lo è. Se un evento o un bisogno umano non rientra nelle caselle predefinite del protocollo, esso tecnicamente “non esiste” per l’istituzione. Gargiulo analizza come questa standardizzazione forzata abbia trasformato il potere da una relazione tra esseri umani a un’interazione tra funzioni. Il protocollo non discute, non interpreta e, soprattutto, non prova empatia. È una sequenza binaria di “se-allora” che svuota l’azione politica del suo elemento fondamentale: la scelta morale.
L’Eclissi della Responsabilità
Uno dei punti più alti della riflessione riguarda la de-responsabilizzazione. Il protocollo agisce come uno scudo etico: chi lo esegue non è mai pienamente responsabile dell’esito, perché “stava solo seguendo la procedura”. Questa “banalità del bene procedurale” crea un sistema in cui l’orrore o l’ingiustizia possono essere amministrati con la stessa calma con cui si timbra una ricevuta. L’autore evidenzia come il protocollo sia il braccio armato del biopotere: controlla i nostri corpi, le nostre nascite, le nostre cure e persino la nostra morte, segmentandoli in tappe burocratiche. In questo scenario, il cittadino scompare per lasciare il posto all’utente, un’entità definita esclusivamente dalla sua capacità di conformarsi alla sequenza di passaggi prevista dal sistema.
Gargiulo e Deleuze: La Società del Controllo
La critica di Gargiulo trova un eco profondo nel pensiero di Gilles Deleuze (1925-1995), uno dei più influenti filosofi francesi del XX secolo. Deleuze, nel suo fondamentale saggio Poscritto sulle società di controllo, teorizzò il passaggio dalle “società disciplinari” di Foucault (basate su luoghi di reclusione come la fabbrica o la prigione) alle “società di controllo”.
Mentre la disciplina agiva per stampi e confini rigidi, il controllo deleuziano opera per modulazione continua. In questo contesto, il protocollo descritto da Gargiulo è lo strumento perfetto di questa mutazione: non abbiamo più bisogno di muri se siamo costantemente “tracciati” e “validati” da procedure digitali. Deleuze spiegava che nelle società di controllo non siamo più individui (soggetti dotati di un’unicità) ma soggetti dividuali, le cui caratteristiche salienti possono essere trasformate in codici e registrate nelle banche dati. Il protocollo è la “password” universale che permette o nega l’accesso alla vita sociale, trasformando la libertà in una concessione temporanea soggetta a verifica procedurale.
Conclusione: Il Totalitarismo della Forma
In ultima analisi, il saggio di Gargiulo solleva un interrogativo che trascende la sociologia per farsi cronaca urgente: siamo ancora capaci di esercitare un pensiero critico che non sia già stato “formattato” da una maschera di inserimento? In un mondo che scambia l’efficienza per giustizia e la conformità per sicurezza, il protocollo rischia di diventare la forma definitiva di un totalitarismo grigio. È un potere che non ha bisogno di apparire violento perché ha già reso impensabile l’eccezione. La sfida, suggerisce l’autore, non è solo quella di snellire la burocrazia, ma di rivendicare il diritto all’umanità come spazio di imprevisto, di errore e di scarto rispetto all’infallibilità algoritmica della procedura.
Enrico Gargiulo
Enrico Gargiulo (Roma, 1977) è un sociologo e accademico italiano, attualmente professore associato di Sociologia generale presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino. In precedenza, ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso l’Università di Bologna, l’Università del Piemonte Orientale e la Ca’ Foscari di Venezia.
I suoi ambiti di ricerca principali riguardano le trasformazioni della cittadinanza, le politiche di integrazione, la discrezionalità amministrativa e i poteri di polizia. È noto per le sue analisi critiche sui meccanismi di inclusione ed esclusione sociale, con particolare attenzione al ruolo della residenza anagrafica come strumento di governo delle popolazioni. Tra le sue pubblicazioni più rilevanti si ricordano Appartenenze precarie. La residenza tra inclusione ed esclusione (UTET, 2019), Contro l’integrazione. Ripensare la mobilità (Meltemi, 2024) e Prima agli italiani: welfare, sciovinismo, risentimento con Enrica Morlicchio e Dario Tuorto (il Mulino, 2024).



